Post numero 200! Altro traguardo per il blog che non è stato abbandonato per sempre a se stesso e alle pieghe del web. Un post speciale meritava una storia speciale. Quindi quale storia migliore se non quella di C. che avevamo lasciato con le sue scarpine ad esplorare timidamente il mondo ( https://storiedifoto.blogspot.com/2016/08/c-c-e-una-bimba_10.html ) e ora ritroviamo con uno zaino in spalla, ben più grande di lei pronta ad affrontare a testa alta un importante passo della sua vita: la scuola. Passo importante per lei ma anche per noi che abbiamo il dovere di seguirla, indirizzarla, proteggerla, per quanto possibile, e vederla pian piano andare fiera sulle sue gambe verso la strada che sceglierà di percorrere. Scuola che vedrà anche noi sui banchi per incoraggiarla, consolarla, asciugare le prime lacrimucce di delusione, gioire insieme a lei per i primi risultati ottenuti. La scuola non è solo per i figli, è anche per i genitori, e non è semplicemente accompagnarli alla...
Oggi vi racconto una storia. Una favola. Con una morale. LA FAVOLA DELL'UCCELLINO NELLA MERDA Un uccellino stava migrando a sud per l’inverno. Faceva freddo, l’uccellino si sentì male, e cadde a terra in un campo. Mentre giaceva a terra, una mucca si avvicinò e lo ricoprì di sterco. L’uccellino, infreddolito, capì che lo sterco lo manteneva al caldo, e cominciò a sentirsi meglio! Tutto ringalluzzito e contento, cominciò a cinguettare per la gioia. Un gatto di passaggio udì il canto dell’uccellino, e andò a curiosare. Il gatto trovò l’uccellino ricoperto di sterco e subito lo trasse fuori, lo ripulì, e se lo mangiò! Morale della favola?: Non tutti quelli che ti coprono di merda sono tuoi nemici. Non tutti quelli che ti tirano fuori dalla merda sono tuoi amici. Quando sei nella merda, stai zitto! Non ho idea di chi abbia inventato questa favola ma mi è sempre piaciuta e la trovo quantomeno interessante come spun...
Ci tengono dritti e ci portano a spasso. Ci fanno sentire in imbarazzo. Li nascondiamo nelle scarpe. Più o meno comode che siano. Li scaldiamo nei calzettoni di lana della nonna e sotto una montagna di coperte in inverno quando fa freddo. Li seppelliamo nella sabbia sulla spiaggia d’estate. Li maltrattiamo con tacchi vertiginosi per sentirci alte e fighe salvo poi lamentarci del dolore e tirare quelle maledette scarpe in un angolo. A casa poi li anneghiamo per ore in acqua e Sali profumati. Li cospargiamo ci creme e li abbelliamo con smalti colorati, cavigliere e altri amenicoli vari. Li usiamo per sentire la carezza dell’erba, la forza di un sasso o il freddo e dolce abbraccio dell’acqua. Nelle culture orientali sono le terminazioni dei nostri organi e opportunamente stimolati, nei punti giusti, possono liberare energia positiva. Li usiamo con violenza per tirare calci. Magari corazzati con pesanti scarponi. Ci giochiamo, a calcio per esempio, o in altri modi...
Commenti
Posta un commento