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NON SENSE PHOTO #11 - FACCE

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Forse già lo sapete. Sono papà di una splendida bimba. No, tranquilli non è il post dove chiacchiero di mia figlia coprendola di virtù come fanno normalmente tutti i padri e postando innumerevoli sue immagini che la riprendono in tutte le situazioni della sua quotidianità. Quel post non vedrà mai la luce. IN realtà avere una figlia, o un figlio, sopratutto se di età molto piccola ti permette di avventurarti in quei luoghi chiamati parchi con una macchina fotografica al collo senza essere guardato male dai genitori degli altri infanti (a ragione aggiungerei, i tempi purtroppo sono profondamente diversi da quando ero io il piccolo fruitore del parco). Avere la macchina sempre dietro permette (oltre all'indubbio vantaggio di realizzare splendidi ricordi della tua prole, che guarderai con nostalgia e lacrimuccia annessa quando questa sarà grande, via di casa chissà dove) anche di indagare il parco e i suoi misteri. Misteri si, perché ci sono almeno un paio di cose degne dell'in...

IL TEA

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Avevo già scritto su questa bevanda. Come si era forse capito una delle mie preferite. Come tale, amo gustarla in tutta tranquillità. Prepararla da me con tutta calma. Scegliere la miscela mentre l'acqua nel bollitore sul fuoco raggiunge la giusta temperatura, ne troppo calda, altrimenti brucerebbe le delicate foglie, ne troppo tiepida che non permetterebbe a tutto l'aroma di spigionarsi. Aspettare il tempo di infusione. Gustare l'attesa, perché anche l'attesa è piacere. Spesso però gli impegni di questa vita fatta di corse, di incastri, di chiacchiere di lavoro e affari con persone che in realtà non conosciamo davvero, mi impediscono di compiere il mio quotidiano rito del tea. Così sono costretto ad andare in un bar e cercare lì di gustare il mio tea quotidiano. Quando questo mi è possibile ovviamente. Il bar è un luogo di chiacchiere, di colazioni veloci ed ancor più veloci pranzi. Un luogo di aperitivi dove socializzare e lasciare almeno una parte delle ten...

OGGETTI

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Uno dei soggetti che preferisco fotografare sono gli oggetti. Gli oggetti possono sembrare solo cose più o meno utili di cui amiamo circondarci e per cui spendere, ma in realtà anche gli oggetti possono avere una vita. Un passato, una o più storie da raccontare. Da quanto sono usurati possiamo dedurre l'uso che i passati proprietari ne hanno fatto. Se sono stati tratti bene o meno. Se hanno subito danni e conseguenti riparazioni. Sono proprio loro a raccontarci tutto questo. Noi, dal canto nostro, possiamo, e dobbiamo, solo ascoltare. Prima di essere fotografato, qualunque oggetto, viene prima osservato e ascoltato a lungo. Conoscere la sua storia è utile per rappresentarlo al meglio. E' un po' come fare un ritratto. Se non entri in sintonia con il tuo soggetto molto difficilmente sarai in grado di ritrarlo. Per gli oggetti è lo stesso. Se no sappiamo da dove vengono e qual è stato il loro utilizzo è molto difficile riuscire a realizzare loro un buon ritratto. ...

L'ARMADIO

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Nella vita, a volte, per mille ragioni, capita che ti ritrovi spesso a casa di altre persone. Come ospite. Come residente temporaneo. Come ombra fugace che si trattiene il tempo di una lacrima o di una parola   di conforto. Da piccoli quanti di noi andavano dai nonni? Tutti immagino. In visita, in vacanza qualche settimana durante le estati. Poi cresci e in vacanza vai con gli amici. Con la fidanzata. Poi nella vita magari scegli di aiutare il prossimo e ti danno una divisa. A volte blu, a volte rossa, ma sempre con una croce sopra. Una specie di lascia passare per entrare nelle case delle persone provando a dar loro conforto. A volte riesci. A volte no. Per lavoro capita che ti ritrovi ancora ad entrare nelle case di estranei come una meteora. Magari perché sei bravo a raccontare con le immagini e ti hanno chiesto di raccontare il loro giorno più bello. Spesso sei ospite con la tua famiglia, fresca fresca, appena formata, in una casa dove i ricordi sono quelli dell...

NON SENSE PHOTO #9 - L'ALTALENA

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Avere una figlia piccola di 3 anni vuol dire andare alla ricerca di tutti i parchi gioco che possono anche solo vagamente esistere nel circondario. Grande o piccolo che sia ogni parco va esplorato. Ogni gioco va provato. In fondo come fai a sapere se una cosa ti piace se non l'hai mai provata? Le altalene, così come le giostrine non sono mica tutte uguali. Ai nostri occhi di adulti forse si. Anzi, senza forse, si, i giochi nei parchi sono tutti uguali. Agli occhi di un bambino assolutamente no. Ogni parco, ogni gioco, ogni giostrina è un mondo nuovo da esplorare. E' un'avventura nuova da vivere. Una sera, durante una passeggiata abbiamo scoperto l'ennesimo parco. Piccolino. Raccolto. Pochi giochi. Uno scivolo. E un'altalena. Quella della foto. Non una grande altalena. Nelle nostre esplorazioni, vi posso assicurare, abbiamo scoperto altalene decisamente più belle. questa oltretutto non potevamo nemmeno utilizzarla perché era realizzata con sedili per soli bimbi...

NON SENSE PHOTO #8 - LA BUSTINA DI ZUCCHERO

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Quando vado al bar amo sedermi ad un tavolino e sorseggiare lì il mio caffè. Mi piace guardare le persone che vanno e vengono cercando di immaginarmi le loro vite, i loro perché. Ogni bar è come un porto. Passano le persone più varie. E come ogni porto ha la sua anima in base a dove si trova, così i bar hanno la loro clientela. Una clientela sempre diversa in base a dove si trova il bar. Prendere un caffè in un bar può essere solo un momento di pausa e allo stesso tempo un'esperienza incredibile solo facendo più attenzione al nostro prossimo. Qualche volta però capita che tutti i tavolini siano pieni, così mi avvicino al bancone e ordino lì il mio caffè. Quello che mi piace trovare è un bancone con qualche testimonianza del passaggio di altri avventori prima di me. No perché ami il disordine o la sporcizia, ma perché mi dà l'idea di un luogo vissuto. Qualcuno prima di me ha sorseggiato lì il suo caffè. Un caffè non è solo un caffè. In quella tazzina noi mettiamo tutte...

NON SENSE PHOTO #7 LA COLONNA

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Ecco un altro appuntamento NON SENSE. Oggi vi voglio far vedere una colonna. Antica. Di pietra. Bella, no tanto alta, ancora lì al suo posto dopo chissà quanto. Te la ritrovi davanti mentre passeggi allegramente e in un luogo ricco di storia. Un luogo particolare però perché abbandonato da ani al suo destino. Dimenticato e lasciato nell'incuria da chi la storia evidentemente è avvezzo a dimenticarla facilmente. La trovi circondata da erbacce, ma lei, la colonna, è lì ferma e solida da secoli e non si scompone. No si muove di un centimetro. Snella, slanciata, solida come solo una colonna può essere. Testarda nel suo essere immobile accetta stoicamente il suo destino di abbandono ed oblio. Ha sicuramente visto tempi migliori ma no ha rimpianti. Per lo meno non lo dà a vedere. No pare nemmeno che tutte quelle erbacce possano darle fastidio. Forse secoli di immobilità l'hanno resa indifferente a quello che le accade intorno. Spesso mi capita di incontrare persone come...

SPOSTIAMO COSE

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Guardando uno dei tanti documentari che passano sulle reti televisive sono rimasto colpito in particolare da una frase detta dal narratore: "...passiamo la vita spostando cose..." Detta cos', sentita con delle immagini accattivanti di sfondo può no voler dire nulla. In fondo, si sa, l'immagine visiva, spesso, ha più peso delle parole, in molte circostanze. Quella frase però è rimasta lì un po' a girare in testa e mi ha ispirato lo scatto che vedete allegato al post. Un'accozzaglia di oggetti. Utili? Servono davvero alla fine tutte quelle cose? Passiamo la maggior parte del nostro tempo circondati da oggetti e non dalle persone che ci fanno stare bene. Ci illudiamo che questi oggetti ci facciano stare meglio ma in fondo, in realtà, non è così. E cosa ne facciamo di questi oggetti? Cosa facciamo con loro? Li spostiamo . Continuamente. Da un luogo ad un altro. La nostra automobile per esempio. Vedo persone legate in maniera maniacale alla loro a...